Trascrizione audio dell'Incontro partecipativo del 23 gennaio 2018

Scritto da Luigi Cattivelli on . Postato in PRU-cmb

Piano di Recupero "Selva Candida". Registrazione integrale dell'incontro svoltosi

presso l'Edificio Scolastico di Via Santi Audiface e Abacuc

 

Quelle che seguono sono le trascrizioni degli interventi dei Funzionari dei Dipartimenti di Roma Capitale e dei cittadini, disponibili al seguente indirizzo: 

http://www.urbanistica.comune.roma.it/partec-recupero-selvacandida/ascolto-audio-incontro-23-01-2018.html

 

Come già in occasione dell’incontro di luglio 2017, per spirito di servizio verso i nostri concittadini, abbiamo voluto riportare i testi per scritto per facilitare, a chi fosse interessato, l’ascolto degli interventi stessi.

Ci auguriamo di aver saputo interpretare correttamente le pause e le intonazioni per riportare appropriatamente frasi e periodi. Laddove si parla “a braccio” il discorso subisce incertezze, impennate, ripetizioni che hanno reso più difficile la trascrizione. I punti sospensivi (…) sono stati messi là dove ciò si è verificato. Il corsivo tra parentesi è stato utilizzato per evidenziare difficoltà di comprensione o per sintetizzare dibattiti a più voci che rendevano ulteriormente incerta la trascrizione.

Ciononostante confidiamo di aver reso correttamente il senso del discorso.

 

Luca Montuori. Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale. A seguito del primo incontro, abbiamo avuto un periodo di lavoro con gli uffici, i progettisti e tutti coloro coinvolti nel processo perché, nel raccogliere le istanze emerse nel primo incontro, abbiamo voluto dare un indirizzo politico affinché fossero garantito tutto un insieme di opere che nella loro realizzazione fossero funzionali in qualche modo a permettere che nel quadrante di realizzazione di tali opere si potesse garantire non la realizzazione di pezzi di opere autonomamente ma un insieme più coordinato di infrastrutture che garantissero la mobilità, che è una delle preoccupazioni principali in questa zona. Abbiamo avuto un numero cospicuo di tavoli di lavoro con gli sviluppatori del progetto, con TERNA (che oggi non è potuta intervenire) che dovrebbe fare gli interventi di interramento degli elettrodotti, con gli uffici e i tecnici dell’assessorato ai LL.PP. e il SIMU.

Rispetto al primo incontro, abbiamo fatto la chiusura della conferenza dei servizi che approvava in pratica tutte le opere infrastrutturali, cioè il collegamento da via Casal del Marmo fino a via di Selva Candida, il raddoppio e la ristrutturazione di via di Selva Candida, la ristrutturazione di via Casorezzo. È stata anche emessa la Determina Dirigenziale di approvazione del progetto esecutivo di tutte queste opere. Questo garantisce che tutte le opere sono ammissibili al finanziamento al momento in cui verranno finanziate. L’approvazione di queste opere, per cui successivamente ci sarà l’approvazione in delibera dell’Assemblea Capitolina con la presa d’atto e quindi l’adozione del Piano di Recupero, ci permette di far viaggiare parallelamente le operazioni e di anticipare alcune opere in maniera che, nel momento in cui sarà aperto il Centro Commerciale saranno garantite l’insieme di opere necessarie a permettere al quartiere l’accesso in maniera più agevole al GRA attraverso i collegamenti previsti. 

Per quanto riguarda TERNA, con cui abbiamo avuto vari tavoli, loro non possono ufficialmente prendere impegni ma probabilmente dovremmo riuscire anche se nelle conferenze dei servizi con la valutazione di impatto ambientale riuscissimo ad arrivare in ultimo ad evitare di finire una strada e che poi loro la riaprano per metterci un cavo. Ma loro non possono prendere impegni perché tutto dipende dalla valutazione di impatto ambientale che viaggia in altri .. però hanno un impegno loro a velocizzare le operazioni in modo da riuscire se possibile a concludere anche questa operazione al momento in cui faremo il tratto di via di Selva Candida.

Nella seconda fase avremo l’adozione e l’approvazione del Piano di Recupero e poi abbiamo garantito nell’approvazione di bilancio le somme necessarie alla progettazione dell’ultimo tratto, quello che da via Casorezzo a via Sperani che farà il Dipartimento Infrastrutture e anche quello nell’ultima fase verrà realizzato in armonizzazione con tutte le altre.

 

Tonino Egiddi. Dip. Programmazione ed Attuazione Urbanistica (PAU). Confermo quanto già detto a luglio e soprattutto confermo la volontà dell’amministrazione ad operare su due fronti paralleli e che non si intersecano. Un primo fronte è ad esito di una convenzione che è necessario si riveda in quanto c’erano delle imperfezioni: il tutto dovrà passare all’approvazione di due Assemblee Capitoline. Questa convenzione, essendo opere sotto soglia, primarie e soprattutto funzionali, sono redatte con procedure che consentono la realizzazione da parte del privato senza le procedure del codice degli appalti. Parallelamente, senza alcuna intersezione sull’inizio dei lavori, si andrà in assemblea capitolina per l’adozione del piano di recupero, penso entro l’estate.

 

Mauro Pizzuti. Dip. Programmazione ed Attuazione Urbanistica (PAU). Curo il piano di recupero. Come vi è già stato detto è stata conclusa la conferenza dei servizi. Tutti i pareri sono stati recepiti, sono state definite le prescrizioni e il piano potrà andare avanti secondo come verrà redatta la variante al piano di recupero. Dopo l’adozione sappiamo che i tempi sono appunto la pubblicazione (sarà pubblicato per 30 gg e per i successivi 30 gg si possono presentare eventuali osservazioni o opposizioni) dopodiché ci sarà la delibera di controdeduzione e alla fine la delibera di approvazione.

 

Pietro Scaglione. Dip. Programmazione ed Attuazione Urbanistica (PAU). A luglio ci eravamo ripromessi di fare un cronoprogramma delle opere pubbliche relative a questo piano di recupero. Tranquillizziamo innanzitutto i cittadini che nonostante la legge preveda l’attuazione diretta di queste opere, come ex dipartimento periferie avevamo fatto sì che tutta la procedura fosse relativa al codice degli appalti. Tant’è che il progetto si compone di circa 150 tavole, è redatto secondo il progetto definitivo approvato nel 2013 e soprattutto c’è la presenza di un responsabile del procedimento, che è pur sempre privato, c’è la presenza di professionisti e soprattutto è stato redatto secondo ciò che dice il codice cioè con una procedura di check list fatta da una società di servizi. Quindi da questo punto di vista ci sentiamo abbastanza tranquilli.

a.     Come dicevamo, le nostre tre opere sono: intervento numero uno il collegamento di via Casal del Marmo altezza depuratore ACEA con via di Selva Candida incrocio con via Cremolino (parte integrante dell’opera 23a del PRU Palmarola Selva Candida); intervento numero due la ristrutturazione di parte di via Selva Candida da via del Forno Saraceno a via di Riserva Grande, quindi la ristrutturazione ed ampliamento di via di Riserva Grande e via di Selva Candida  (parte dell’OP7 e parte dell’OP11, cioè di fronte a quello che sarà il nuovo Centro Commerciale); intervento numero tre la ristrutturazione di via Casorezzo. Sostanzialmente li abbiamo divisi in tre fasi. La prima fase è la realizzazione del collegamento di via di Casal del Marmo. Quest’opera è da quadro economico approvato con linee tecniche con la DD dell’ing. Egiddi e vale circa 3 milioni di euro. È un’opera immediatamente appaltabile. Naturalmente ci deve essere ancora la convenzione perché siamo riusciti a rientrare in aree sempre di proprietà comunale. Soltanto due piccole particelle sono da espropriare e le notifiche di esproprio sono partite, credo, una quindicina di giorni fa. Questa è un’opera che copre circa due anni. Quindi questo potrebbe essere il primo intervento del cronoprogramma perché pensavamo che, pur essendo l’intervento numero due un intervento che fa sempre il soggetto attuatore, la ristrutturazione di via Selva Candida potrebbe partire quando la realizzazione del Centro Commerciale è quasi ultimata, per non dover poi fare di nuovo la ristrutturazione di via Selva Candida.  (da qui le lettere si riferiscono alle tratte viarie del progetto mostrato al pubblico con diapositive)

b.     Il nodo di intersezione tra il collegamento Casal del Marmo con via di Selva Candida: è stato un notevole sforzo di ingegneria stradale, anche per assicurare ai cittadini la mobilità, ante e post opera.

c.     La parte di ristrutturazione ed ampliamento di via Selva Candida dove si innesta con via Casorezzo: in questo tratto sono rispettate tutte le norme da piano regolatore delle strade. C’è anche una fermata dell’autobus.

d.     Nella ristrutturazione di parte di via di Selva Candida è assicurata la dimensione di 8 metri della carreggiata ed è assicurata la presenza di marciapiedi in modo alternato.

e.     Con la copertura degli oneri concessori

f.      Proseguimento di via Casorezzo con via Esperia Sperani: è un’opera di 6.400.000 euro di responsabilità dei LL.PP. che noi del dip. PAU abbiamo con un emendamento finanziato con altri 200.000 euro perché è stato richiesto l’inserimento di una pista ciclabile e poi perché a seguito dell’entrata del nuovo codice degli appalti andrà in gara con l’esecutivo

g.     Raddoppio di via SC. Questa è un’opera sicuramente finanziata dall’avanzo stratificato dei PRU. Vale 3.300.000 euro. Dovrà avere procedura pubblica: sono già iniziati i contatti con il dip SIMU per la progettazione.

h.     Tratto B del raddoppio (dovrebbe essere il tratto da via Grezzago al Centro Commerciale) È quello che permetterebbe di chiudere il cerchio per fare sì che il raddoppio di via Selva Candida diventi a senso unico e permetterebbe di ritenere risolto il problema legato ad un intervento così importante come è quello del permesso di costruire. Quest’opera vale 1.700.000 euro deve essere realizzata dal Consorzio Palmarola e stiamo attendendo (speriamo la prossima settimana) il progetto definitivo per poter iniziare le conferenze dei servizi.

Questo è il quadro attuale, un po’ come ci eravamo ripromessi a luglio, cioè avere la certezza che la mobilità intorno a questo grosso intervento possa avere uno sbocco, sia nella parte sinistra che nella parte destra. La parte invece che va dal tratto b fino a Boccea è un’opera ancora da attivare per le famose problematiche legate ai fallimenti di interventi privati.

 

Giuseppe Strazzera. Comitato NARNO e Il pungolo. Desidero parlare del nostro territorio. Questo territorio è stato suddiviso per tanti anni in diversi strumenti urbanistici, che solitamente non parlano fra di loro. Su queste mappe sembra siano rappresentati solo gli interventi dei Piani Particolareggiati e gli Articoli 11. E questo è il PRU. Mancano due strumenti secondo me fondamentali che sono i due Piani di Zona, molto grandi: il Piano di Zona B51 Ponderano e il Piano di Zona B15 Selva Nera. È importante capire cosa è successo nel nostro territorio (ho sentito molti cittadini che erano contrati a questo intervento di CMB) e cosa porta questo intervento. La maggior parte di questi terreni erano verdi: qui c’è stato un vero e proprio “consumo di suolo”. Il PdZB16 e il PdZB51 (cioè interventi fatti tra privato e Comune di Roma) erano aree completamente verdi ed hanno portato una sola opera pubblica, cioè la Scuola Elementare di Selva Candida, che è arrivata dopo venticinque anni dalla realizzazione del PdZB16, che si concluse nel 1995.  Il PdZB51 non ci ha portato nulla anche se avrebbe dovuto portarci una Scuola Materna. Questo è successo con un ampio consumo di suolo: parliamo più o meno di 40 palazzine nel B16 e una trentina nel B51.

Poi ci sono altri due interventi molto interessanti, che sono gli Articoli 11. L’Articolo 11 di Nomentum (circa 20 palazzine) doveva darci un parco: il Parco di Riserva Grande che è ancora chiuso. Un’altra delle opere di cui non possiamo fruire. Poi c’è l’Articolo 11 di via Nosate, in capo a Di Veroli, fallito. Non abbiamo ricevuto nulla da questo Articolo 11 anche se parliamo di 9 palazzine. Anche l’Articolo 11 di Selva Nera era in capo a Di Veroli, fallito, e non ci ha lasciato nulla.

Sarebbe da aprire una parentesi più ampia sulla gestione delle fideiussioni in capo a chi realizza opere, ma non è questo il contesto. Stiamo parlando di tutti terreni verdi, dove il cemento ha preso il posto del suolo. L’intervento di CMB invece no. Per quanti non se ne ricordano, qui c’era un casermone enorme destinato agli uffici dell’Alitalia, abbandonato al degrado, di una cubatura pari all’incirca a 186.000 mc. Oggi credo che CMB ne realizzerà 185.000 ed è la prima volta che avremo sul territorio la riqualificazione di uno spazio abbandonato e che riprende vita in forma diversa. Perciò non solo riusciremo a non consumare suolo perché era già stato consumato al tempo ma riusciremo a riqualificare uno spazio non per quello che sarà in sé e per sé ma per quello che comporta avere quest’opera.

Vedete questa parte di Piano Particolareggiato? Sono le Zone “O”, gli ex abusivi, cioè chi ha costruito e non ne aveva il diritto. Come conseguenza, la parte di Selva Nera ha un problema con le fogne, Nosate ha dato un problema con le fogne, il PdZB51 ha dato un problema con le fogne: tutte fogne realizzate dagli ex abusivi.

Perché è importante lo strumento di recupero urbano di CMB? Perché per la prima volta abbiamo l’occasione di mettere mano a qualcosa che prima di tutto riguarda la salute dei cittadini ed è relativo a TERNA Spa. Nessuno è mai riuscito a contattare TERNA che, dal 2010, deve interrare i cavi. CMB, all’interno del suo comprensorio, deve interrare obbligatoriamente se vuole realizzare 6 palazzine: 320 appartamenti. Sono tanti, ma il danno è già stato fatto sul nostro territorio. Abbiamo “preso” un centinaio di palazzine e non abbiamo ricevuto nulla! Questo intervento ci porta tre opere pubbliche, oltre a dare la possibilità di mettere pressione a TERNA per interrare un buon tratto dei cavi. Tra l’altro, il tratto di TERNA finisce qui, in un altro Articolo 11 in capo ad Antonelli che non è andato ancora in attuazione (l’ambito finisce alla RER, verso Casalotti). Quindi abbiamo la possibilità di interrare questo tratto e se il comparto 35 andasse in attuazione, di interrare anche un altro pezzo, per circa un paio di chilometri.

La questione del raddoppio è una questione fondamentale. CMB deve costruire un Centro Commerciale il quale può essere aperto solo se c’è uno studio di fattibilità per la mobilità, cioè uno studio che si fa in previsione di. Se voi avete comprato casa qui, vi hanno venduto le case con il collegamento a Ottavia già fatto, come se noi a Ottavia arrivassimo già con il collegamento Casorezzo Esperia Sperani, cosa che ancora non è attuata. Ne abbiamo parlato adesso e probabilmente verrà attuata da qui ai prossimi tre, quattro, cinque anni. Però l’apertura del Centro Commerciale pone noi cittadini nelle condizioni di spingere l’amministrazione ad impegnarsi per aprire anche quel collegamento che non sta in capo a CMB ma sta in capo al SIMU (Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana) così come in capo al SIMU sta anche il raddoppio di via di Selva Candida che è funzionale a CMB e soprattutto al nostro territorio: la prima opera più importante di tutte è il raddoppio di via Selva Candida. Anche la Bretella, se realizzata senza il raddoppio (per lo studio che ci ha fatto vedere l’ingegnere, che hanno dovuto fare le capriole per cercare una soluzione a quell’incrocio) creerebbe secondo me uno spostamento del problema di via Boccea da quel lato. Ripeto, il raddoppio è essenziale e ci siamo incontrati per capire quanti soldi mancavano: CMB si è resa disponibile a metterne una parte, il Municipio ha spostato una parte degli oneri secondari destinati alla scuola sull’intervento del raddoppio di via Selva Candida. Perché è stata fatta questa operazione? Rifacciamoci al PdZB51: perché i fondi disponibili per realizzare una scuola materna lì non erano sufficienti e siccome non potevano essere integrati o quantomeno il Comune di Roma non aveva l’intenzione di integrarli, la scuola non è mai stata realizzata. Qui c’erano 600.000 euro per realizzare una scuola, che ovviamente non sono sufficienti. Quindi, ragioniamo prima sull’avere l’opera più importante. La strada è un’opera primaria: utilizziamo i soldi per una secondaria per portare a termina una primaria, che è fondamentale per tutto il territorio, ovvero il raddoppio di via di Selva Candida. I soldi ci sono. Quello che chiesi nel primo processo partecipativo, oltre a TERNA, era di avere il quadro economico dei PRU ed oggi mi sembra di aver capito che una parte di quei finanziamenti sono a disposizione: si parla di qualcosa come tre milioni di euro. Noi non abbiamo mai avuto il quadro economico dei PRU, che hanno raccolto gli oneri di urbanizzazione di questi: Giardini di Ottavia, Nomentum, Di Veroli fallito, Selva Nera Di Veroli dall’altra parte fallito. Si è raccolto tanto sul nostro territorio perché i costruttori hanno costruito tanto, e non c’è tornato nulla. Pensate che la Casorezzo Esperia Sperani è l’Opera Pubblica numero uno dei PRU e ancora non ce l’abbiamo. Oggi abbiamo in un certo senso obbligato l’Amministrazione a capire che qui quei soldi vanno investiti. Tra ISVEUR, che ha ancora una parte di soldi (circa 1.700.000 euro, diceva prima Scaglione) e la restante parte dei 3.000.000, si copre la quota. Quello che vorrei sentire oggi dall’Amministrazione Pubblica che è presente è che il finanziamento del raddoppio di via di SC non è un problema e che il raddoppio è già finanziabile. Questo è qualcosa che vorrei sentire, Assessore, che l’opera pubblica 16a e 16b, non l’intero tratto, è già finanziabile da oggi perché i soldi ci sono, una parte da ISVEUR, una parte dai PRU.

 

Luca Montuori. (anche in questo caso molti riferimenti sono a quanto mostrato dalle diapositive) Quello che abbiamo noi oggi è questo, poi abbiamo destinato dei soldi alla progettazione di questo e dei soldi alla realizzazione di questo incrementando di altri 200.000 euro che servono alla progettazione esecutiva, perché oggi il nuovo codice degli appalti impone una certa procedura per andare alla gara per l’affidamento dei lavori dopodiché, con non poca fatica, l’altro pezzo da realizzare e che non può essere dato direttamente a CMB ma che però abbiamo trovato i soldi è il completamento di quest’anello. Quindi l’obiettivo è dire … tra l’altro siamo entrati talmente nel dettaglio che dico questa la finisco nel momento in cui qui lavoro solo all’interno così i camion non la rovinano … ci tenevo a dire che il lavoro è stato molto molto approfondito. Abbiamo lavorato proprio per garantire l’anello. Non siamo in grado di garantire oggi da qui in giù perché non ci sono le risorse.

Per quanto riguarda TERNA, non fa i lavori perché (siccome si presentano con una mappa che va da Civitavecchia a Latina, mentre il trattino che riguarda Selva Candida è minuscolo) hanno un problema di valutazione di impatto ambientale. Se trovassimo le risorse per fare noi questo pezzetto, potremmo fare anche immediatamente. Per entrare nel loro quadro finanziario invece dobbiamo attendere: hanno detto che in due/tre anni chiudono la procedura della VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e quindi potrebbero arrivare nel momento della conclusione.

 

Giuseppe Strazzera. Non è detto che la disponibilità economica non si possa trovare in questo territorio. Bisogna capire se TERNA ha intenzione di ridarceli o meno. Il discorso più importante è quello delle opere primarie, cioè rimettere in piedi la viabilità del quartiere: siamo ostaggio ancora di una viabilità pensata e studiata quarant’anni fa. Quello che dobbiamo cercare di migliorare è questa viabilità. Ora abbiamo questa possibilità: cerchiamo di prendere tutto quello che è possibile prendere. Il discorso è: TERNA è importante. Capire la disponibilità per la progettazione. CMB, che sta lavorando all’interno di questa area in particolare, penso che sia disponibile a collaborare per la progettazione del raddoppio di via di Selva Candida che oggi sta in capo al SIMU ma sappiamo che il SIMU ci mette anni e anni per preparare una progettazione. Dal momento che CMB è qui, vorrei capire se CBM è disponibile a realizzare la progettazione per il Comune di Roma per accorciare i tempi di realizzazione (si sente in lontananza la voce dell’ing. Cantalini, CMB) … quindi CMB è disponibile.  

 

Tonino Egiddi. Il discorso è che oggi, proprio in virtù della revisione della convenzione, il riordino ha riportato tutto alla possibile utilizzazione del contributo afferente gli oneri di urbanizzazione. Quegli oneri possono essere spesi per realizzare opere. Io non posso chiedere gratuitamente ad un soggetto. Lo potrei chiedere in un convenzionamento legato al piano di recupero. Però non va nel senso che dicevi tu cioè, nel senso… l’obiettivo nostro è di anticipare prima possibile il raddoppio. La forma è nel trovare la giusta procedura “formale”.

 

Giuseppe Strazzera. Una proposta la faccio. Si può anche passare attraverso la tesi di laurea di qualche architetto o ingegnere che realizza il progetto e lo regala al Comune di Roma.

 

Tonino Egiddi. Io penso che se dal punto di vista operativo qualcuno dà una mano al SIMU, o al PAU, è chiaro che quel progetto formalmente deve uscire dall’ufficio. Non voglio fare il burocrate ma è questa la preoccupazione.

 

Giuseppe Strazzera. La burocrazia è un altro dei problemi che dobbiamo cercare di superare, specialmente in questa fase. TERNA è legata al Ministero, la VIA è legata alla Regione, l’attuazione è legata al SIMU. Il discorso è cercare di spiegare in maniera organica tutto quello che è questo procedimento e credo sia importante per tutti i cittadini capirlo organicamente.

Passo al problema dell’irregimentazione delle acque, un altro problema che affligge il nostro territorio. Sempre per il discorso della progettazione che abbiamo fatto adesso, cioè la mancanza di progettazione da parte degli Uffici, sul nostro territorio dopo l’alluvione del 31 gennaio 2014 la Regione Lazio ha fatto una serie di stanziamenti di fondi per tutte le situazioni critiche che c’erano sulla Regione. Il nostro territorio ne ha avute due: uno il Fosso del Bamboccio, l’altro è il Fosso di Campomorto. Il Fosso di Campomorto fortunatamente era già stato oggetto di progettazione e gara nel 2008 poi è stato fermato dal patto di stabilità. L’abbiamo rimesso in piedi e probabilmente riandrà in gara con un accordo con l’impresa preesistente. Per il Fosso del Bamboccio, non abbiamo la progettazione e non possiamo accedere a 6.250.000 euro che la Regione metterebbe a disposizione per risolvere tutto il problema della regimentazione delle acque bianche che fanno capo da Verginia Tonelli fino a via Morsasco.

CMB, che dovrà realizzare questa vasca proprio perché le bianche che ci sono sul territorio non sono in grado di assorbire la portanza, potrebbe essere disponibile a realizzare di nuovo la progettazione anche per poter accedere ai soldi del Fosso del Bamboccio? (si sente in lontananza la voce dell’ing. Cantalini, CMB) Chiudo sapendo che CMB è disponibile alla progettazione sia del raddoppio sia del Fosso del Bamboccio, a patto che il Comune di Roma trovi una soluzione burocratica. Questa è un’opportunità enorme per il nostro territorio, cerchiamo di sfruttarla al meglio.

Faccio una proposta all’Amministrazione: questo è un Processo Partecipativo e solitamente si chiude con l’approvazione del piano. Io come cittadino chiedo che questo territorio, che è stato istituzionalmente abbandonato per anni, possa avere in questa sede o in altre un incontro semestrale con l’Amministrazione per discutere ogni volta sullo stato avanzamento lavori di questo processo partecipativo e delle altre cose che risguardano il nostro territorio. Lo chiedo ufficialmente qui all’Amministrazione Pubblica, rappresentata oltre che dalla parte municipale anche da parte dell’Assessore e spero che si prenda un impegno formale.

 

Ida Dragonetti. Comitato Selva Candida. Sono del Comitato Selva Candida e volevo mostrare apprezzamento per una fase che sembra stia andando verso il positivo sulla chiusura di questo Piano di Recupero di via di Selva Candida. Volevo porre l’attenzione solo su un tema: nel momento in cui verrà realizzato il raddoppio di Selva Candida nel tratto cosiddetto “a” sarebbe interessante che i lavori si coordinassero con un altro progetto che è in piedi in quella zona cioè la realizzazione di una piazza, la “piazza di Grezzago Nosate” a cui il quartiere tiene molto e che stiamo aspettando già da due anni. Tra l’altro proprio di recente, il 29 di novembre, il dip. PAU ha mandato una richiesta al Municipio per poter avere una risposta sull’utilità di questa opera e noi ci auguriamo (l'arch. Montuori chiede di indicare sulla mappa l'area della piazza) … c’è un progetto esecutivo che è stato valutato dal PAU e il PAU ha mandato una lettera al Municipio per chiedere che ci sia una decisione politica sul tema: devono dire loro se il progetto è di interesse del territorio e il progetto riscuote grande interesse da parte del territorio perché in questa zona, nonostante i tanti abitanti, non c’è un punto di aggregazione. Noi abbiamo un’unica piazza, piazza Sabbioneta, ma non è una piazza, è solamente una strada circolare per le macchine. Noi come Comitato abbiamo mandato anche una Pec al Municipio e al Presidente del Consiglio del Municipio perché metta all’ordine del giorno una risposta alla richiesta del PAU di modo che i lavori possano proseguire. Il nostro interessamento è che, qualora si dovesse realizzare il raddoppio di SC, che auspichiamo, in qualche modo i lavori si coordinino e non si creino situazioni spiacevoli tra un cantiere e l’altro. Poi, come ha ribadito anche Strazzera, siamo molto interessati alla possibilità di poter seguire l’avanzamento dei lavori, con un processo partecipativo che coinvolga Comitati e cittadini nella realizzazione del Piano.

 

Patrizia Campagna. Comitato Selva Candida. Sono del Comitato Selva Candida. come comitati dei cittadini diamo i campanelli di allarme nelle preoccupazioni e nel vissuto quotidiano del quartiere. Ci spostiamo dal quartiere e facciamo movimento obbligati per portare i bimbi a scuola, andare verso il lavoro, eccetera. L’inizio di questi lavori ci preoccupa dal punto di vista della viabilità e chiediamo qui delle garanzie. Via di Selva Candida che è una strada complessa e sulla quale ci sono più flussi nelle ore degli spostamenti. Ci sono i flussi coatti delle persone che vanno al lavoro. Ci sono i flussi dei pulmini la mattina. Ci sono i flussi della mobilità interna verso i servizi interni del quartiere. Questa strada non accetta più altre componenti di flusso. Quelli del cantiere: immaginiamo i camion per lo spostamento delle merci, la mobilità delle maestranze che si muoveranno la mattina … questa strada è congestionata. Quello che chiediamo è una garanzia sull’organizzazione del cantiere. Chiediamo uno sforzo in più, magari degli accessi diversi che non vadano ad impattare ed aggiungere altre componenti di flusso su questa via di Selva Candida.

L’altra mattina alle 7.30, su via Casal del Marmo, c’era un cantiere aperto per rifacimento del manto stradale. Si è creato il delirio: tutti i flussi che andavano verso il Raccordo e verso la Trionfale … è saltato tutto, per un cantiere alle sette e mezzo di mattina, a senso unico alternato. I bambini, con i pulmini, sono arrivati a scuola alle 9.30. Quindi, anche lavori ordinari di manutenzione di una strada vanno ad impattare in un modo che non è sostenibile. È per questo che chiediamo un’attenzione forte all’organizzazione di questo cantiere.

Un altro punto è la sequenza dei lavori. Ci ha rassicurato l’ingegnere sul fatto che c’è attenzione sulla sequenza dei lavori.

Abbiamo fatto una manifestazione, tempo fa come comitati, e lo slogan era “prima le strade” e su questo vogliamo delle garanzie. Partire in parallelo non è possibile. Prima pensiamo bene alla viabilità.

Un altro aspetto è la rete di distribuzione idrica del quartiere. Chi vive nel quartiere lo sa, la pressione dell’acqua non consente nelle ore di maggior consumo di arrivare ai piani alti, non arriva ai terzi piani. Stiamo parlando di un’opera di urbanizzazione primaria, stiamo parlando della rete idrica e questo va in contrasto con i permessi a costruire già dati che sono soggetti all’esistenza dell’opera di urbanizzazione primaria ma qua l’acqua ai piani alti non arriverà … ACEA dà l’allaccio alla rete di distribuzione dell’acqua però consiglia di mettere un’autoclave. Già questa modalità di ACEA è strana.

 

Luca Montuori. Questa non è una caratteristica di Selva Candida ma è di molte parti di Roma: a Prati, ai Parioli, l’ACEA ha molti problemi di pressione perché c’è un problema nella rete idrica romana. L’ACEA consiglia l’acquisto di autoclavi anche in zone più centrali (una voce dal fondo dice che ACEA nel 2019 chiuderà l’anello in questa zona).

 

Patrizia Campagna. Possiamo essere informati su questo con maggiore dettaglio? È un problema importantissimo, con questo nuovo residenziale e il commerciale che andrà ad assorbire ulteriore portata d’acqua.

 

Michele Menna. Assessore all’Urbanistica Municipio XIV. Devo precisare una cosa. La signora ha fatto riferimento ad un cantiere su via Casal del Marmo, lunedì scorso. Poiché c’è stata una grande polemica su quel cantiere, volevo precisare che quel cantiere era autorizzato ad operare dalle nove la mattina in poi. C’è stata un’intemperanza della società che ha fatto i lavori non autorizzati a quell’ora. Purtroppo a quell’ora il personale della polizia locale è tutto impegnato in attività di fluidificazione del traffico in alcuni punti nodali del territorio e non c’è stata nemmeno la possibilità di mandare degli agenti a risolvere il problema però vi assicuro che ogni azione che viene fatta sul territorio vene monitorata dai nostri uffici, dall’Ufficio Tecnico, dalla Polizia Locale. Purtroppo subiamo ancora le prepotenze di alcune società che lavorano sulle nostre strade. L’argomento ricorre costantemente nei tavoli di lavoro che facciamo su questo Piano di Recupero.

 

Cesare Luzi. Consorzio Morsasco. Approfitto dell’occasione ghiotta per parlare un attimo su questa questione dell’autoclave. A me risulta, parliamo ad esempio del complesso Di Veroli di Selva Nera, che dovrebbero aver avuto una prescrizione precisa dall’ACEA, ma che fanno come tanti altri: anziché mettere l’autoclave mettono una pompetta abusiva sull’impianto dell’acqua di modo che quando la pressione è bassa quella succhia. La pressione del proprio comprensorio va bene ma la rubano a tutte le casette che stanno intorno che non hanno questa possibilità perché hanno un’utenza vecchia di cinquant’anni e non hanno mai messo la pompa. Questo è un problema che forse si dovrebbe denunciare all’ACEA e l’ACEA dovrebbe fare delle verifiche.

Ora lasciatemi esprimere una prudente soddisfazione per l’iter che sta venendo avanti per quanto riguarda la viabilità legata al Piano di Recupero. Ricordo che nel 1992 feci una verifica di tale viabilità e spero di vederla realizzata prima di passare a miglior vita.

Per quanto riguarda il Fosso del Bamboccio e il collettore fognario che attraversa via Morsasco, non posso esprimere alcun tipo di soddisfazione perché dopo l’assemblea del 25 giugno noi abbiamo prodotto delle osservazioni contenenti l’ennesima segnalazione dei problemi di cui andremo a parlare. Ad oggi non abbiamo risposte ma speriamo di averle in futuro. Vi garantisco, anche se quello può sembrare un dettaglio per quanto riguarda il Piano di Recupero è un dettaglio di estrema importanza sia per chi abita nella zona di via Morsasco, sia per chi sta in altre parti, perché se il Piano di Recupero non può scaricare le acque bianche e nere non credo nemmeno che possa essere attuato. Continuiamo a sperare che il problema si affronti seriamente, però veniamo a sapere oggi che il SIMU in questo momento non è attrezzato per fare il progetto di messa in sicurezza del Fosso del Bamboccio sul quale, come diceva Strazzera, all’epoca sono stati stanziati o almeno indirizzati dei fondi per mettere in sicurezza quel Fosso per un importo di 6.200.000 ma senza aver nessun progetto a supporto e quindi quella roba anche per quello non è stata inserita nel finanziamento definitivo.

Domanda: se il Comune di Roma come sembra in questo momento non è in grado di fare un progetto come facciamo a non perdere il prossimo treno quando arriverà l’altro stralcio di finanziamento della messa in sicurezza del Fosso? O il Comune si attrezza davvero per farlo subito oppure, per esempio, come diceva anche Strazzera, tentare di coinvolgere la CMB la quale, da un po’ di tempo e non da oggi, dichiara la sua disponibilità a collaborare per risolvere i problemi. Lo ha fatto anche presso le Commissioni Consiliari LL.PP. nel 2013; ho i verbali e tutta la documentazione di cui parlo l’avete tutti: ce l’ha l’Assessore Montuori, ce l’ha il Presidente del Municipio, ce l’ha l’Assessore Menna. Dopo l’assemblea dell’anno scorso a giugno abbiamo mandato le osservazioni a tutti, allegando anche i verbali delle Commissioni Consiliari. Io credo che su questa roba non si possa più continuare a far finta di niente: lì c’è un problema serio del Fosso che esonda quando piove un po’ di più, c’è il problema serio che la Provincia e il Consorzio di Bonifica hanno sempre dichiarato per iscritto e non solo che il Fosso non può sopportare alcun apporto idrico oltre a quello che già c’è adesso. Peraltro questo Fosso funziona a mezzo servizio nel senso che non garantisce in questo momento la capacità di smaltimento idrico che dovrebbe avere perché ci sono delle ostruzioni, ci sono dei problemi lungo le due rive, sia nella parte del Municipio XIV che nella parte del XIII Municipio. Addirittura ci sono alberi che entrano nell’alveo del Fosso e purtroppo il Consorzio di Bonifica che ne ha la manutenzione non fa gli interventi dicendo che non ci sono in certi casi le distanze per poter transitare con i mezzi meccanici con i quali il Consorzio di Bonifica esegue la pulizia in campagna. Menna conosce bene questi problemi perché ha fatto dei sopralluoghi.

Ora bisogna veramente prendere di petto questi due problemi: uno è il Fosso, di cui abbiamo detto; l’altro è il collettore fognario denominato Tronco 11 di via Aurelia, anch’esso funzionante a mezzo servizio, perché essendo stato eseguito in teleguidata su una tratta di un chilometro, ha dei problemi di colli d’oca e di avvallamenti e ciò è dimostrato anche da ACEA che ha fatto qualche piccola video ispezione. Quindi pensare di mandare le acque nere di un complesso di 185.000 mc in quella fogna dove a oggi basta che piova un po’ e si alzano i tombini e i liquami vanno a spasso per le strade e anche nelle proprietà private, pensare di fare quest’operazione senza mettere in sicurezza quella roba non è possibile. Ma perché succede questo? Perché in quel collettore (sto ripetendo in parte quello che stato detto anche a giugno scorso, perché non tutti erano presenti) si scarica tutta l’acqua piovana di tutta la zona di Selva Candida e Selva Nera di circa 8.000/9.000 abitanti, quelli che erano fino a poco tempo fa ma che stanno aumentando continuamente. Quindi ci sono due problemi collegati che diventano un problema solo: la messa in sicurezza del Fosso per garantire la salute dei cittadini e la sistemazione delle anomalie che riguardano il collettore fognario. Sono collegate anche perché per esempio a monte, dove c’è il maneggio dei cavalli (a monte del consorzio Morsasco) c’è uno sfioratore dell’ACEA, che risale all’82, che all’epoca in cui sono state fatte le fognature di Selva Nera e Selva Candida serviva da sfioratore della stazione di pompaggio e poi è diventato lo sfioratore per le fognature dopo che la stazione di pompaggio è stata dismessa.

Tornando al discorso del progetto della CMB, che ha detto che potrebbe farlo, ma c’è il problema di come l’Amministrazione Comunale può accettare un progetto da privati. L’alternativa, come diceva l’ing. Egiddi, è che la CMB potrebbe lavorare magari ad uno studio preliminare della progettazione sia del Fosso che per i problemi del collettore fognario poi lavorare con il Comune ed esce fuori che il progetto è del Comune: il Comune ed i cittadini si troverebbero un passo avanti di modo che quando arriva il prossimo finanziamento si può accedere ad esso. Non credo ci siano altre soluzioni.

C’è un altro problema però che riguarda il Fosso del Bamboccio ed anche molti Fossi di questo Municipio. Il Consorzio di Bonifica, che ha la manutenzione del Fosso, sul quale dice che non può accedere per la mancanza di spazi (e molte volte è così), chiede al Comune di Roma da tempo di prendersi in carico quel Fosso e questa credo sia un’altra strada da percorrere perché quel Fosso lì non ha più nessuna funzione agricola, ha una funzione urbana. Quindi, che senso ha lasciare così, che nessuno pulisce un Fosso perché non si accede e nessuna fa niente? Tutti parlano, tutti ci danno ragione ma …..

Per concludere, anche noi chiediamo all’Amministrazione un tavolo permanente di confronto per cercare di collaborare e risolvere i problemi nel miglior modo possibile. Da parte nostra, come Consorzio Morsasco, siamo più che disponibili a collaborare in ogni modo possibile ma sappiate che siamo anche pronti a combattere per difendere la nostra salute.

Se non ci saranno risposte positive, per quanto possibile, dovremo valutare se attivare altre azioni più incisive.

 

Andrea Montanari. Residente. L’Assessore si rallegrava, prima, di vedere qui una trentina di persone. Avevo già chiesto, come avevo fatto a luglio, la possibilità di spostare di un paio d’ore quest’assemblea. Questo è un quartiere che conta 20.000 abitanti, per un’operazione immobiliare che probabilmente supera i 100.000.000 di euro e probabilmente anche un po’ di commercianti del territorio avrebbero avuto piacere di partecipare e dare magari il loro contributo se l’avessimo fatta alle sette di sera.

Vorrei capire anzitutto se questa è il primo livello della partecipazione, cioè un primo livello informativo o consultivo (segue dialogo incomprensibile sull’argomento, che viene tralasciato. Montanari rivolge poi alcune domande: al Presidente del Municipio in merito alla raccolta di tutti i pareri della Conferenza dei Servizi; sul calcolo degli oneri, cioè se quanto pubblicato corrisponde agli oneri che effettivamente produrrà il Piano di Recupero. Concorda con la Sindaca in merito all’emergenza abitativa a Roma e 200.000 case vuote sono uno scandalo a cui va posto rimedio. Segue dibattito incomprensibile, poi prende la parola il Presidente Campagna che informa fosse stato chiesto di non sviluppare dibattiti a causa di un problema con la comunicazione; chiede di evitare polemiche e di non entrare in valutazione politiche, in quanto la sede è di spiegare il progetto ai cittadini, a cui invita ad attenersi. Montanari completa le sue domande chiedendo chiarimenti sulla quota di housing sociale nel complesso abitativo previsto e come tale housing sociale sia normato in merito ai prezzi calmierati. Chiede inoltre come mai, riferendosi alla diapositiva del progetto, la strada pubblica sembri entrare nei garage delle abitazioni, mentre dovrebbe essere a carico di CMB; anche tutta la viabilità sembrerebbe di fatto a servizio del Centro Commerciale e CMB dovrebbe farsene carico. Ricorda infine che la Corte dei Conti avrebbe in passato condannato il passaggio di fondi da opere secondarie ad opere primarie. Ancora, riporta perplessità espresse da ACEA sull’operazione, poiché l’alimentazione idrica potabile potrà subire limitazioni di flusso).

 

Alessio Cecera. Consigliere Municipio XIV. Parto dalla considerazione che faceva il Presidente e che condivido: questo processo serve per fare un punto su queste opere e quindi su questa porzione di quadrante perché, come ci dicevamo l’altra volta, i piani di recupero urbano nascono negli anni ’90 su un’idea di risanare quelle zone, in parte anche perimetrate dalle Zone “O”, le ex zone abusive, per fare un obiettivo: portare le infrastrutture viarie in una porzione di territorio dove erano assenti. Italo Insolera, in un suo bellissimo libro Roma Moderna, ci racconta come le spicchio nord-ovest di Roma, Aurelio Cassia, dove tra l’altro il terzo anello del Raccordo è stato fatto ieri, ha fame di infrastrutture viarie per motivi sociali, storici, culturali che non affrontiamo. Questo piano nasce per quell’esigenza, non per altre. Quindi noi dobbiamo tenerci stretto il famoso “dindarolo”: per me questa roba rappresenta un salvadanaio[LC1]  pubblico, non privato, dove si infilano gli oneri, ordinari, straordinari, di costruzione, eccetera, per farci delle cose. Queste cose si chiamano opere viarie.

Partiamo da un presupposto. Lì dentro c’era un ecomostro che se non fosse stato abbattuto noi ci tenevamo vita natural durante. Il fatto che si è stabilito, con una Delibera Comunale, con un Piano di Recupero, che a un certo punto un soggetto privato se lo accolla e lo abbatte, è una conquista del territorio: Palmarola, Selva Nera, Selva Candida. 

Ora devo portare a casa un secondo punto, che quel dindarolo dove sono stati infilati i soldi della convenzione firmata a suo tempo, oggi lo voglio rompere per poterli spendere e farci quelle opere.

Noi abbiamo un tema, fatta la Casorezzo Esperia Sperani, le macchine poi dove vanno? Si incastrerebbero all’interno di un circuito viario, la vecchia zona “O” ex abusiva, e dove sono state sommate le case dove molti di voi vivono fatte con regolari permessi di costruzione, che insistono come carico sullo stesso quadrante. Come lo risolvi il problema? Con la Bretella Cremolino, ovviamente, che alleggerisce il traffico in uscita. Ma in entrata? Se non ci fosse la Selva Candida bis sarebbe impensabile.

Ho appreso che sono state date informazioni circa la copertura economica della realizzazione ma aggiungo un pezzetto: se non facciamo proseguire di pari passo l’Opera 1 del Piano di Recupero Urbano che è la Casorezzo Esperia Sperani e relativo rifacimento, a scomputo degli oneri del Centro Commerciale, della vecchia via Casorezzo, che è il rammaglio tra la Selva Candida e la Esperia Sperani che ti porta ad Ottavia, quest’anello non si chiude. Questa è la prima criticità che pongo affinché ci si metta a lavorare da domattina.

Il secondo punto: come sapete la Regione Lazio ha da poco sbloccato, con un atto amministrativo regionale sui Piani di Zona, concedendo a chi li occupa all’interno dell’edilizia agevolata la possibilità di vendere gli appartamenti. Quegli oneri che un giorno perverranno al Comune con quelle vendite, iniziamo a pensare di utilizzarli per chiudere opere mancanti all’interno di quei Piani di Zona, come Colle Fiorito, la Storta Stazione, Pian Saccoccia eccetera, ma pensiamo anche di spenderli per quella viabilità collaterale, così come gli oneri che sviluppano i comparti delle vecchie Zone “O”. Su tutte il Comparto 35, il vecchio campo del San Giuseppe di Selva Candida, sviluppa un milione e rotti mila euro di oneri, ma pensiamo anche lì di prendere quel salvadanaio e spenderlo per ricongiungere questo complesso di opere private con opere viarie.

Oltre alle opere viarie pocanzi citate abbiamo altri tre temi che sono stati affrontati: quello di TERNA ed invito l’Amministrazione Capitolina che prenda per i capelli, politicamente parlando, TERNA (capisco che c’è un piano triennale di investimenti, come ce l’ha ACEA, ma ricordo, quando facevo l’Assessore lo sapevo bene, che un piano triennale può essere fatto domani come tra due anni e nove mesi) affinché il tavolo di concertazione venga affiancato per farlo fare domani no ma dopodomani si e non tra due anni e nove mesi, altrimenti si sfora completamente il cronoprogramma delle opere da eseguire: se domani si fa la Bretella, il Dipartimento Mobilità non la apre a causa del carico viario che arriva sulla vecchia Selva Candida.

Secondo punto. Per chi conosce la zona sud, quella che sfocia sul Tronco 11, quello che sfocia a valle di via Morsasco, dove c’è un tema di dissesto idrogeologico importantissimo sul quale la Regione ha finanziato un bel quantitativo di milioni di euro per la sua sistemazione, che deve essere regolarizzato non solo per la sicurezza di chi ci vive ma anche perché tutto l’impatto di cemento che arriva su questo intervento fondamentale per fare le opere viarie, potrebbe aggravare il carico idrogeologico.

C’è un tema di vasche di laminazione? Si ed è previsto.

C’è un tema di nuovo tubo di fogna bianca che sfocia su via Morsasco? Si.

Dobbiamo prevedere che anche lì le leve possano ricucire tutto quell’impianto fognante della parte a nord dell’intervento: noi non dobbiamo guardare solo quello che ci sta sotto casa ma dobbiamo guardare tutto il quadrante. Tutte le questioni che poneva Cesare sono fondamentali perché se non le risolviamo non si risolve il problema degli scarichi e dell’assetto idrogeologico del territorio su cui tanto è stato fatto nel passato. Il Fosso Morsasco, in quel tratto, non è del CBTAR (Consorzio Bonifica Tevere e Agro Romano) ma il pezzo urbanizzato sta in carico al SIMU, su cui c’è un appalto specifico. Anche su quel pezzo invito l’Amministrazione a fare tavoli di concertazione in cui metta insieme tutti gli enti competenti per trovare la quadra.

 

Federica Scrollini. Associazione Linearmente. Non mi occupo di urbanistica, intervengo a sostegno degli interventi del Comitato Selva Candida.

Se fosse per me ed i soci dell’Associazione, questa è una follia. Un Piano di Recupero senza interventi culturali in una zona dove di culturale non c’è niente non può essere chiamato Piano di Recupero. Questo è un intervento di urbanistica e di consumo di suolo che, se dove non c’era cemento metto cemento ho consumato suolo.

Sarà fondamentale vigilare sul cantiere perché le nostre strade sono già molto provate dal flusso di automobili e sono anche provate a livello di manutenzione. Noi abbiamo vissuto, durante gli anni di realizzazione della terza corsia del Raccordo, momenti di panico con mezzi pesanti che passano su strade che derivano da una realizzazione di case è vero abusive, dove quindi vengono lasciate strade che non hanno misure regolamentari, eccetera, e che sono stati molto impattanti su tutte le persone che vivono qui. I bambini a via Rezzato salgono sui pulmini per andare a scuola tra le sette, sette e un quarto e arrivare a scuola alle nove e trenta vuol dire che bambini di quattro cinque anni sono stati due ore sul pulmino la scorsa settimana.

Il problema dell’acqua, anche, è fondamentale. Io abito ad un piano rialzato e la domenica mattina c’è un filo d’acqua. Sapere dei Parioli non è consolante. Sapendo che oggi siamo in siccità, il problema aumenterà quindi immaginare misure strutturali per risolvere non solo il problema di chi verrà ma anche di chi abita qui mi sembra fondamentale.

 

Michele Menna. Intervengo in merito alla tematica sollevata da Cesare Luzi. Il problema dei Fossi e del dissesto idrogeologico è un tema che il nostro Municipio vive direttamente. È vero che ci sono stati finanziamenti in passato, poi abbiamo verificato che erano finanziamenti più annunciati che concreti.

Come ci stiamo muovendo? Sappiamo che i nostri Fossi non hanno la capacità idraulica per sopportare eventi eccezionali. Stiamo seguendo, insieme alla Polizia Locale, all’Ufficio Tecnico, ad ACEA, una serie di criticità immediate. Per esempio, via Montagnana o via Lario Corte. Abbiamo diviso l’attività su due argomenti principali: le emergenze puntuali ed i problemi diffusi. Per ora stiamo lavorando sul Fosso di Santo Spirito e relativo versante e su via Montagnana, dove sono stati stanziati 780.000 euro con il piano investimenti 2018 per il consolidamento degli argini (è un’opera del SIMU). Ci sono 50.000 euro per la progettazione. Sarà dato a breve l’incarico per i sondaggi e per la progettazione (sarà esterna) e poi ci saranno 680.000 euro per consolidare gli argini.

Parallelamente abbiamo fatto un sopralluogo con ACEA e con il Reparto Ambiente della Polizia Locale per verificare se ci sono sversamenti eccetera.

Stiamo lavorando sugli abusi edilizi. Cesare diceva che non si può fare la manutenzione dei fossi perché non si può accedere agli argini: la Polizia Locale sta facendo gli accertamenti, l’Ufficio Tecnico sta procedendo con le determine dirigenziali di demolizione, sospensione dei lavori, eccetera. L’anno scorso abbiamo chiuso un appalto di 150.000 euro circa per le demolizioni in danno e siamo intervenuti in alcuni siti. Quest’anno abbiamo circa la stessa cifra a disposizione ed a breve ripartiremo con una gara per continuare a lavorare su questo fronte. La demolizione degli abusi lungo i Fossi fa parte proprio di questo progetto di messa in sicurezza dei Fossi.

Stiamo lavorando anche sul Fosso del Bamboccio: stiamo facendo degli accertamenti, abbiamo fatto delle video ispezioni, lavoreremo in sinergia anche con le società che hanno realizzato i collettori.

Stanno andando avanti i lavori per l’ordinanza sindacale per il rispristino dell’Articolo 11 via di Selva Nera e quindi su questo tema il Municipio è molto attento e faccio pressione personalmente e costantemente sull’Assessore al Bilancio del Comune, sull’Assessore dei LL.PP., affinché ci forniscano i fondi ed il personale.

A breve ripartirà anche l’appalto di manutenzione dei Fossi e quindi ripartire con qualche intervento di pulizia.

Ugualmente faremo spingendo per la progettazione e cercando i fondi necessari per il Fosso del Bamboccio, visto che la Regione ha competenze e ha la possibilità di riattivare dei fondi. Abbiamo scoperto che quei nove milioni che erano stati messi a disposizione dal Governo poi non sono effettivamente nove milioni ma sono circa (non si comprende bene la cifra) però contiamo di lavorare nei prossimi anni e sul tema c’è molta attenzione.

Anche con la CMB abbiamo sempre fatto pressione su questo tema. Loro hanno una vasca di laminazione per non andare ad alterare la portata del Fosso. Per quanto riguarda le acque nere, si sono resi disponibili a realizzare delle strutture aggiuntive a quelle esistenti. Questo parallelamente al lavoro che faremo con l’ACEA con cui stiamo verificando gli allacci che diceva Cesare: gente che sversa le acque bianche all’interno delle acque nere.

 

Luca Montuori. Sono stati posti molti temi, tutti in maniera costruttiva, rispetto a quello che è una trasformazione del territorio, più o meno condivisa dal territorio ma che si presenta a noi in uno stato di avanzamento tale per cui la scelta è governare le trasformazioni e farle nel miglior modo possibile. Non si poteva fare un bosco al posto dell’ecomostro ma è l’occasione di trasformare questo territorio che storicamente manca di infrastrutture.

Mi sembra di poter dire che in questo tavolo, in cui abbiamo voluto governare la situazione per armonizzare gli interventi ed evitare di avere un altro pezzettino di strada solo davanti all’intervento, abbiamo trovato uno sviluppatore privato che è la CMB disponibile al dialogo, perché la CMB è la prima a capire che se non ci si arriva il Centro Commerciale non funziona e l’investimento, che costa un sacco di soldi, non frutta e quindi la CMB sarà la prima interessata che il complesso delle opere quantomeno funzionali al Centro Commerciale possano realizzarsi. Noi spingeremo affinché questa fase collaborativa si sviluppi anche dopo la firma della delibera, quando si dovrà vigilare affinché la fase collaborativa si sviluppi in un cantiere che sia sostenibile per il quartiere. Questa mi sembra la richiesta più pressante e che trasferiamo anche alla CMB. Devo dire che nelle ultime riunioni in cui ci siamo posti il problema dello sviluppo delle singole fasi di attuazione del pezzetto due della strada di fronte al Centro Commerciale, chiedendoci se attuare il restringimento con la realizzazione dei marciapiedi prima dell’inizio del cantiere sia fattibile o meno, sono state trovate delle soluzioni per permetterci di dire che il Centro Commerciale non si apre finché non è finita la strada ma la strada viene finita dopo che la fase pesante del cantiere è stata realizzata, trovando tutte quelle forme che ci permettono di avere un impatto minimo del cantiere sul quartiere. Una buona gestione del cantiere è anche obiettivo degli sviluppatori. Noi siamo pronti a fare la nostra parte e controllare con CMB perché ci sia una razionalizzazione del cantiere.

Sul portare al tavolo l’ACEA io sono pronto. ACEA si è dimostrata negli ultimi mesi molto collaborativa su molti tavoli. Mi scuso se ho citato i Parioli ma non c’è una zona di Roma che si salva da una crisi idrica che quest’anno ci ha investiti. È un tema che si pone alla nostra città in maniera seria.

Ci tengo ora a chiarire una cosa. È vero che i Piani di Zona non hanno dato opere secondarie perché gran parte degli oneri di quasi tutti i PdZ di Roma sono bastati si e no a realizzare le opere primarie, per cui le opere secondarie, le scuole, i centri civici, sono non completate in gran parte dei PdZ. Quello che ora stiamo cercando di capire è se i fondi che provengono da alcune operazioni di nuove cubature su Roma (parlo ad esempio del discutibile Piano Casa) che generano degli oneri, se potrebbero essere vincolati al completamento di alcuni PdZ realizzati parzialmente in seguito al fallimento di cooperative e di imprese ed in cui anche le opere primarie sono realizzate al 20 / 30%.

Housing sociale. C’è un regolamento regionale, scaricabile dal sito della Regione, che indica tutte le norme che regolano l’housing sociale, che a Roma non abbiamo ancora in quantità così importante da avere un impatto. Con il Piano Casa e con alcuni interventi che riducono gli oneri, si sta formando un archivio degli appartamenti che sono in housing sociale. Si stanno definendo le modalità per l’assegnazione di quelle case, destinate a chi non ha le caratteristiche per aver diritto ad una casa pubblica e non ha i soldi per accedere al mercato. La Regione stabilisce alcuni tetti massimi per la determinazione degli affitti, intorno ai 5 euro/mq, con tutti i metodi di calcolo. Rispetteremo il regolamento regionale e faremo il nostro “albo” degli aventi diritto. In questo momento lei non le vede perché sono da definire in una di quelle palazzine o mischiate assieme agli altri o patti convenzionali che verranno determinati con CMB. Sono vincolati all’affitto housing sociale per un certo numero di anni. Dopo l’approvazione del Piano di Recupero si stabiliranno le convenzioni. Anche su questo, massimo controllo. Ci sono altre zone di Roma dove l’housing sociale sta avendo impatti maggiori. Abbiamo alcune piccole zone dove si stanno sviluppando proprio dei piani di housing sociale.

Per quanto attiene la progettazione dell’ultima parte per cui c’è il finanziamento (6.200.000 euro), non è vero che il SIMU non ha le capacità di progettare quel pezzo di strada. È il Dipartimento infrastrutture delle Capitale d’Italia. Abbiamo delle aziende partecipate, un Dipartimento Mobilità, un’Agenzia per la Mobilità, Risorse per Roma. Il progetto della strada c’è chi lo può fare.

Gli oneri: è stato pubblicato il quadro economico preciso e poi nella delibera le cifre verranno definite anche nel dettaglio. Supporre che il Comune di Roma non definisca a proprio vantaggio gli oneri di urbanizzazione è un’accusa su cui non ci sto.

Siamo in una fase in cui il governo di questa trasformazione sta andando nella direzione in cui gli operatori a tavolo lavorano insieme. Abbiamo ascoltato il territorio cercando di indirizzare le risorse che abbiamo nel migliore dei modi. Le risorse non sono infinite. Ci sono anche alcuni vincoli che ci impediscono di recepire progetti regalati. Siamo nel Comune di Roma e ci sono alcune autorità di controllo che controllano che i progetti siano fatti e sviluppati in certe maniere.

Sulla possibilità di un confronto, non so se ogni sei mesi, io e Michele ci sentiamo abbastanza spesso. Adesso contiamo di andare in adozione prima dell’estate, ma già è una corsa non indifferente: significa che va tutto bene, che gli uffici rispondono nei tempi, eccetera. Vogliamo comunque governare questa cosa per mettere in sincrono operazioni che derivano da diversi strumenti urbanistici che impattano sul territorio e che potrebbero essere gestiti altrimenti. La scelta va proprio in questa direzione.

Spero che a questo impegno corrisponda poi l’effettiva realizzazione. Non possiamo fare altro che lavorare ed impegnarci per andare nella giusta direzione. Questo è il nostro obiettivo. (voci dal pubblico per la chiusura dell’anello viario) La chiusura dell’anello è il nostro obiettivo, a quello stiamo lavorando, ci sarà un tema sulla parte superiore che riguarda anche un problema particellare di esproprio, ci sono procedure più lunghe.


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